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per poter ascoltare il disco:
"FRUIT AT THE BOTTOM".
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FRUIT AT THE BOTTOM
Wendy & Lisa
(Virgin Records)

Chi di voi si ricorda di queste due favolose musiciste, che tra la fine degli anni ’80 ed i primi dei ’90 (almeno come produzioni a noi note), hanno dimostrato di possedere tutte le carte in regola per potersi “emancipare” da quella che è stata una delle band che hanno accompagnato Prince in studio e nei live.
Wendy and Lisa, iniziarono un paio di anni prima un percorso con colori più pop, presentando brani piuttosto noti come “Waterfall” e “Sideshow”, per poi riprendere le fila di quello che è stato sempre il loro background culturale e stilistico: il funky.
E così nel 1989 le nostre ex Revolution Wendy Melvoin (voce e chitarre) e Lisa Coleman (cori e tastiera), presentano il loro secondo album: “Fruit at the bottom”; fiori che da quei rami si sono aperti e riempiti di succo. Frutti apparsi invitanti ed ora, a terra, pronti e disponibili per tutti coloro che sono appassionati di musica, stimolazioni e “sostanza”.
Così immagino si sentirono quando fecero uscire questo lavoro molto sfaccettato, pieno di luci ed ombre. Spigolature ed iridescenze.
Il disco si compone da 10 petali (come suggeriscono alcune immagini sul retro ed interno di copertina), tutti molto diversi; da sottolineare la cura del mixaggio, cosa non necessariamente da non sottovalutare in quegli anni, pieni di batterie elettroniche che sparavano in cuffia.
Dalla ricerca anche simbolica “di un sound”, tra le stazioni radio, un piccolo riff gira inizialmente quasi senza troppa attenzione tra il fruscio e distorsioni.
Da qui (ri)parte in un giro ritmico di batteria e di bassi, quello che è stato il loro primo singolo: “Lolly Lolly”.
Potente e coinvolgente, fluisce quasi come una funky ninna nanna, spensierata, dove il giro di bassi e chitarra elettrica, imbevuti di cori e di sonorità “luminosi”, si alternano a segmenti rap e melodici.
Are you my baby”, è tra i pezzi di questo disco che trovo più curiosi e coinvolgenti.
Rarefatto ma senza perdere un mordente; ricco di trovate e “suoni” , mentre le chitarre pizzicate su due piste, si alternano in maniera similare sia sul lato sinistro che destro delle cuffie. Impossibile non muoversi languidamente all’ascolto. Un basso ritmato incalza nel bridge. Mentre con accordi di tastiera con un gioco di fade in ed out, aprono al ritornello finale. Finale che si allunga ed espande, amplificando il godimento assoluto di questo pezzo. Fantastico!
Il gioco prosegue con “Satisfaction” (che se non erro, è stato il terzo singolo estratto da questo disco), ma è con il successivo “Always in my dreams” che il duo ci dimostra quanto una apparente semplice ballata possa divenire gustosa ed originale. Sfumature ed essenze tra numerose piste voce e cori.
Everyday” si impone immediatamente con battiti di grancassa, alternando accordi di tastiera a falsetti. Da sottolineare un prezioso piccolo assolo di pianoforte impreziosisce un mood molto lineare.
Sapete? Molto spesso in diversi dischi, appaiono brani che apparentemente non posseggono particolare attrazione nel flusso dell’ascolto, ma che sicuramente vengono pensati e realizzati per le dimensioni live.
Sarà per il loro ritmo, per una percezione di “collegamento” tra un mood ed un altro, ma ritengo abbiano una stretta correlazione ad uso “pratico” nei concerti. Così, trovo sia la successiva “From now on”.
Preziosa ed innovativa “Tears of joy”, che segue inizialmente un giro nelle strofe prevedibile, per seguire su pedali in tastera “in minore”, mentre “Someday I” non smentisce questa ricerca nelle sonorità, aumentando la velocità, volutamente mantenendo “stabile” un susseguirsi di strofe e ritornelli molto schematici, giocando non sui colori ma sulle cangianze.
In un “estremo intro di rithm’n blues”(a tratti anche “soul”), il pianoforte sembra anticipare un grosso e nutrito “Alleluja” nell’intro di “I think it was december” , dimostrandoci poi quanto nello sviluppo del pezzo, questo genere musicale sia strettamente legato all’esperienza funky.
Il disco si conclude con il decimo pezzo, secondo me un capolavoro di struttura e sartoria musicale: “Fruit at the bottom”!
Un fantastico mood, accattivante, energico, che in un andamento di “sferragliamento di treno ad altissima velocità” si gonfia ed esplode imponendoci di muoverci come se non esistesse più un domani!!
Una leggera pista di chitarra elettrica gratta su ottave basse nel  bridge, aumentando l’appeal di questo pezzo, per poi giungere al coro sincopato che da il titolo di questa canzone.
Capolavoro davvero!!
Curatissimo anche tutto il “contenitore”, composto per lo più da ritagli vari sovrapposti, non solamente delle protagoniste. Un piccolo “mini videoclip di immagini” che trovo riassumano molto bene i “gusti” di questo lavoro.
Consiglio vivamente l’acquisto che nella versione cd, include altre 6 tracce - remix e due bonus track (“Happy birthday” e “hip hop love”)da non perdere.
Christos.

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