"Un uomo solo"
di C. Isherwood

Devo ammettere che il libro di Christopher Isherwood datato 1964, non lo conoscevo. Mi sono incuriosito dopo essermi profondamente commosso alla visione del film di Tom Ford del 2009 “A single Man”, con Colin Firth (al quale, come mio personale omaggio, ho inserito in questo articolo alcuni fotogrammi).
“Un uomo solo” , è il racconto trascinato di un uomo, dei suoi pensieri carichi di dolore. Un tempo lento e ruvido, che invecchia il cuore e l’anima.
“Svegliarsi è cominciare a dire "sono" ed "ora". […] "Ora", è anche il freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un anno in più dell’anno scorso.
Ogni "ora" è etichettato con la propria data, rende obsoleti tutti gli ora passati, finchè - presto o tardi forse - no, non forse, certamente, la cosa accadrà. “

Il libro, inizia così, con la consapevolezza del protagonista di avere poco da dire, da fare, da vivere, dopo il feroce lutto del suo compagno, Jim, a cavallo tra gli anni ’50 ed i primi ’60.
Il corpo si manifesta col proprio dolore, con gli acciacchi  - forse riverberati - da una fatica al restare in piedi, a non soccombere. Muscoli e giunture stringono il pensiero del protagonista, George, un professore universitario californiano, che ripercorre in una serie di flashback visi, parole e dolori.
La sua maniera per assorbire l’urto, senza volerne uscire fuori, è l’ordine. George, è un uomo maturo meticoloso. I suoi ritmi biologici. Il lustrarsi le scarpe. L’apparire vivo in quell’involucro di rispettabilità civile.
Ma George, è un uomo che non ha mai smesso di consumarsi, dal giorno nel quale viene avvisato telefonicamente della morte di Jim. Immagina di poterlo baciare, toccare e carezzare ancora. Di esser stato là in quei secondi successivi il terribile incidente. Non si da pace. E quello che ne esce, è un senso di annegamento dove la sola maniera di sopravvivere (involontariamente), è il pianto.
Togliere acqua da questo naufragio di dolore denso, dove anche il restare a galle viene compromesso.
Io nel descrivervi il libro, spesso con la mente ripercorro alcune scene del film, intensissimo, dove il protagonista Colin Firth, (premiato “miglior attore protagonista” nel 2010) riesce ad esprimere dagli occhi pienamente ed empaticamente tutto questo dolore. Questo affanno che si ripercuote anche sul fisico.

Questo è un libro, dove l’omosessualità è tutto sommato marginale nella storia (come credo sia giusto che sia). Un testo coraggioso che nasce in quegli stessi anni ’60, che desidera mostrarci un’istantanea di quel periodo, e che lo stilista (e qui regista) Tom Ford, sottolinea con colori, dettagli di inquadrature, sfumature e sovrapposizioni di un gusto molto definito e glamour.
George desidera morire.

Il dolore è forte, e la vicinanza perenne di una pistola, ne diviene complice di un percorso verso il basso, dove l’uomo si oppone alla vita. A ciò che prima gli pareva bello.
Ed il marine Jim, incontrato in un locale, si sovrappone alle parole della sua cara amica Charlotte.
George scrive lettere d’addio ma non le spedisce.
Paesaggi, percorsi e piaceri si incrinano, ammassando peso su quelle ossa provate. Il protagonista, divenuto maniacalmente metodico ed ordinato, freddo e distaccato, ci permette di identificarci con questo dolore che non può venir sostituito da un altro amore.
Nel libro, parzialmente questo però accade, trovando in un suo giovane alunno, un parziale conforto. Due mondi lontanissimi dove lo stesso protagonista fa fatica ad entrare. Quel tampone imbevuto di acqua su labbra secche ed assetate. Labbra non assetate con lo slancio di voler sopravvivere, ma un tentativo di ricondurci a quell’appartenenza liquida, di quel dolore del prologo.
Il corpo però, non potrà zittire per molto ancora tutto quel peso che gravita su un cuore rugginito e lento.

Isherwood, nelle ultime due pagine del romanzo (devo dire anche assai breve), distilla parole ed avvenimenti che porteranno il nostro protagonista alla morte.
Un percorso molto preciso, che non posso non riscrivervi perla sua originale e preziosa descrizione: “ forse il corpo sul letto si stira leggermente; ma non grida, non si sveglia. Non mostra alcun segno dello choc istantaneo e annichilente corteccia e nucleo vengono assassinati durante il black out, con la velocità di uno strangolatore indiano. Privato del suo ossigeno, il cuore si contrae e si ferma. […] Per qualche minuto, forse la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche del corpo.poi, per una, le luci si sengono, e c’è il buio totale…”

Queste sono solo alcune delle descrizioni di questo processo di assenza della vita, che va a disperdersi all’interno di un corpo che si chiamava George.
Il libro ed il film, mi colpirono fortemente, e per questo, vi invito a condividere entrambi, per la differenza inevitabile dei linguaggi, e la cura dell’elaborazione.
Un piccolo gioiello che non potrebbe mai mancare nelle vostre case, e nei vostri sguardi.

(Christos)

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il cast di "a single man" è (in senso orario):
Tom Ford (regia), Julianne Moore, Colin Firth, Nicholas Hoult e Matthew Goode.
qui in alto:
TRAILER ed una scena tratta dal film:  "a single man" è (in senso orario)
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