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per poter ascoltare parte del lavoro:
"LOVERS ROCK".
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LOVERS ROCK
Sade
(sony Music - 2000)

Nella mia discografia ospito questo disco, come quelle cose talmente delicate, che quasi (per assurdo) lasci da un lato, per paura di perdere quelle carezze e bei ricordi che fecero brillante un passato fine secolo.
Un inventario, un punto di svolta, da dove fermarsi per guardare da quella vetta, il paesaggio ed i passaggi compiuti, con serenità e densità profumate.
E così, questo disco, molto raffinato e per nulla semplice ai primi ascolti, si schiude nuovamente, con i suoi colori dorati di copertina, ed il suo “concept sonoro” fatto di programmazioni ritmiche quasi in primo piano, intrecciato a bassi ed intersezioni vocali, suadenti e “porosi” della nostra artista nigeriana.
Il pezzo che fece da apripista, e che ci apre questo lavoro, è “By Your  side”, accompagnato da un video a tratti onirico, ma che - dopo l’ascolto del disco - ritrovi assolutamente idoneo e compatibile con le altre 10 canzoni.
“Accanto a te”, “By your side”.  Al tuo fianco.
Ed il senso di tenerezza, pervade la tessitura del pezzo che la cantautrice vuole trasmettere. Questo filo di lana che lentamente si interseca ed intreccia in questo macramè coerente nelle sonorità e senso dei testi.
Vagamente anche intrecciabile al rimando ad una più nota “A Whiter Shade of Pale”, ci suggerisce di salpare con il brano successivo che - come vedete - non molla la presa.
Flow”, inizia quasi come un appunto in sala prove. Le coordinate di un’elaborazione artistica, che con una chitarra elettrica appena accennata, ci lascia entrare in questo mood fatto di doppie voci, intrecci corali, e soprattutto di un mood molto d’avanguardia, con appunti di arpeggi brevi di chitarra classica.
King of sorrow”, fu il secondo estratto da questo lavoro; quello che mi convinse ad acquistare questo “Lover’s rock”.
Amanti induriti, coraggiosi, forti ma anche friabili.
Secondo me il diamante di tutto questa esposizione di canzoni.
Arrangiamento lineare, impreziosito a tratti da archi posti in secondo piano, appena percettibili, non invasivi, perché il testo e la vocalità di Sade deve rimanere - in questo suo raccontarsi di vita quotidiana - in primissimo piano, insieme ad una serie di “
wah wah” molto intriganti e graffi di chitarra elettrica.
Unico appunto; il finale sfumato, lo percepisco bellissimo!! Peccato che l’arco di sfumatura lo abbia un poco limitato.
E nel concept di questo discorso snocciolato in questo percorso, ecco apparire: “Somebody already broke my heart”.
Un pezzo succoso, quasi tutto in “primissimo piano”. Presentissimo.
Trovo il mixaggio di questo pezzo, che oggi potremo qualificare come “da club”, sia splendido. Raffinato ed attento, in questa composizione apparentemente semplice, ma piena di dettagli, di “sfregature” appena accennate, effetti di tastiera molto anni ’60 che convergono ad un bilanciamento dei livelli molto interessante.
I suoni e le atmosfere, poi finalmente si aprono. Un “esterno giorno” pulito e lucido con “All about our love”.
Slave song” è una “canzone nuda”. Scarna. Volutamente svuotata, lasciando in primissimo piano il pianto, la preghiera e lo sguardo dell’artista.
Ci aspetta dietro l’angolo una ninna nanna. Un dialogo a tre, dove la luna diventa il riferimento di uno slancio che possa riflettere la propria luce e fortuna sul viso del proprio figlio.
The sweetest gift”, è così dolce in questa sua semplicità fatta prettamente in acustico, chitarra e voce.
Brevissima e preziosa.
Il brano più “criptico” dell’intero lavoro, parlando di tessitura musicale, è la successiva “Every word”.
Un po’ “urbana”, altre più “appesantita sul marciapiede”. È una canzone che non vola, che rotola in un fondo di catrame.
Immigrant” è il profondo ed acuto racconto di colui che “viene da quello che ha fatto”. Che è stato. Che gira di porta in porta, inconsapevole - fino a poco tempo prima - di un colore di pelle che lo qualifica e gli rivela la propria condizione in questo suo silenzioso e confuso percorso.
Una consapevolezza - a mio avviso - non solo legata all’immigrazione “fisica”, legata alle frontiere, ma a quella più privata di ognuno di noi.
La cosiddetta title track, ci precede senza mollare questo ritmo, questo metronomo, se non in un pochissimi brani, che nel contesto, sono i ”dettagli” del lavoro per intero.
Lovers rock” , questo riscontro e dialogo, ci porta così al pezzo di coda che - generalmente - è il “sunto” di tutto.
E già in questo suo “senso”, si palesa bellissimo e proiettato verso una sostanza ambiziosa e di riferimento; perché è solo l’amore che ti fa andare avanti. Ti accompagna e ti permette di attraversare le difficoltà  la vita, acquisendo una visione di insieme più definita e fluida.
It’s only love that gets you through”, si accenna come un intro gospel.
Via la rimtica. Via le programmazioni.
Note e pochi accordi d’organo, appoggiano la voce di Sade, delicatamente, sul ripiano di questo ascolto, consigliatissimo e da rinvigorire, da approfondire con fiducia.
Perché questo disco, è un viaggio fatto di dettagli e suggestioni, non semplicissime a volte da lasciar vibrare dentro.
Ma alla fine, sarà lui ad averla vinta, con la pazienza che meglio si confà ai più grandi amori.

(Christos)
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