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... conobbi un autunno di qualche anno fa, in occasione della presentazione di un libro, una donna dai tratti somatici morbidi ed occhi scuri.
Mi colpì la sua schiettezza ed educazione.
"Scrivo per rallentare il tempo" - mi disse.
Quello sguardo pulito, ma anche timido nell'incontrare il mio mentre parlavamo di scrittori ed artisti, mi fece immaginare chissà quale mondo si potesse trovare nel fondo di quel color nocciola.
Ed avevo ragione... perchè quando le domandai di inserire dei contenuti per questo progetto, lei con un "si" al termine di qualche secondo, mi chiese di tenere in serbo la sua identità.
Chissà?
Imbarazzo nell'aprirsi, rischiando che tanto colore dentro di sè, potesse non venir compreso?
Non saprei....
Ma ho qui l'onore e la gioia, di presentarvi colei che per raccontarsi, ha scelto un nome evocativo e, secondo me prezioso.
Signori, vi presento,
Labouche.
Labouche
Il vuoto nella testa, mi devasta le labbra
Le mordo, le inumidisco
Al sentirti arrivare
Il tuo passo di cuoio, si avvicina dal basso
Dal basso del mio ventre
Lo sento avanzare.
Il piede tuo caldo, muovi sapiente sul mio sesso
E l’odore di pelle mi accende il desiderio
E sento stai arrivando
Ti sento adesso
Ti fermi sull’uscio e mi guardi nell’abbandono
Lo sguardo nello sguardo, la tua sigaretta che fuma in mano
Vorresti lasciarmi, e cuocermi nel desiderio
Perché tu lo fai
Perché lo fai lo stesso
Nonostante la mia carne sia disposta sulla mensa
E condita di olii ed aromi in attesa del pasto
Sorridi con far da vincente
E ti allontani, ed uccidi la mia mente
Ed il tuo passo si sofferma un attimo, forse ti guardi indietro.
Poi prosegui col tuo incedere lento…
Quel vuoto nella testa, le labbra arse e morse
E mi maledico ancora
Nel volerti aspettare.
"UOMO TABACCO"
Sono una pagina intinta di inchiostro
Sono fatta di parole
Sono la congiunzione tra l’oggetto ed il verbo
Virtuosismi e ponti tra consonanti e sottintesi.
Sono l’accento quando sarai acceso
Sono il fiato in levare, su tre punti di sospensione
Seno e carni aggrovigliate in un pensiero filosofico
Sono lingua e saliva, di un commento scritto in bagno.
Sono l’idea che avrai maturato, nell’odore di un romanzo nello scorrere delle pagine
Sono uva acerba che lascerai maturare sotto il sole.
Sono colei che ti scalda in un racconto di racconti
Intingo parole con gocce di piacere
La mia presenza incisa, a filo di schiena
"FATTA DI PAROLE"
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