"Il mio amico albero di fico"
Aldo Trabalza
(reperibile solo nel web)

“Questo libro è un atto d’amore. E’ un atto d’amore verso la propria famiglia, verso il proprio lavoro, verso la propria città”. Il ricordo affettuoso di una Roma recente ma ora scomparsa.

Il libro parte raccontando la storia di vita dei genitori dell’autore, fino ad arrivare al loro giocoso e improvviso incontro (Lui dice alla futura moglie: “C’avete li capelli come er zucchero d’orzo e l’occhi chiari come er cielo, me dovete da n’appuntamento, ve devo parlà”). Siamo nella Roma Trasteverina in cui è nato Renato. Si realizza l’unione tra un ragazzo ribelle, fuggito di casa, vissuto di espedienti e di borseggi ai più “farlocchi” adocchiati in giro per Roma, che ha conosciuto il riformatorio, che si sa ingegnare in vari mestieri (facchino al mattatoio, imbianchino e altri futuri) e Elena Fabrizi detta Lella, ultima di sei figli, cresciuta dal fratello Aldo, che diventa poi un famoso attore. Lella mantiene un rapporto forte fatto di timore per il fratello che l’ha cresciuta come un padre, all’interno di una relazione fatta anche di molti contrasti.

Dal  matrimonio di Renato e Lella, detta in dialetto romano “Sora Lella”,  nasce Aldo, che per tenace compromesso tra i genitori (ognuno ha le sue ragioni del resto) viene chiamato e registrato all’anagrafe come Aldo dalla Sora Lella (in riferimento al fratello)  ma il padre Renato lo chiama  di fatto Amleto (così gli ricorda il fratello, scomparso giovane)

Una famiglia la loro  che sa adattarsi, conoscere sacrifici,lavorare duramente, affrontare privazioni e superarle in nome di autentici sentimenti. Segna lo spartiacque tra due fasi della vita di Aldo Amleto la separazione dei genitori.

Dopo la loro riappacificazione: “...”Una bella mattina di sole splendente, reso ancora più splendente da quell’evento straordinario, ci trovammo tutti e quattro attorno al tavolo di un bar in Piazza della Chiesa Nuova, riuniti come una vera famiglia...era come, se ad un tratto, fosse calato il silenzio sul mondo e

si fosse messo a girare al rallentatore”, Amleto ricomincia a vivere.

L’autore fa vari mestieri, come  il barman, l’ispettore cinematografico per breve periodo  e poi il cameriere nell’odierna famosissima trattoria: “La Sora Lella”,che negli anni 50 Elena Fabrizi acquista col marito, dopo la gestione di diversi altri locali. A questo proposito ottime ricette della cucina romana si intersecano nelle descrizioni con  alcune pagine contenenti poesie  romanesche, i personaggi del libro son tutti romani veraci del resto.

Mi ha colpito un sonetto che Aldo (Amleto)  scrive durante una sua  febbre, costretto a letto coi quattro figli vivacissimi  in casa e la moglie Renata, conosciuta tramite amici di  festicciole dell’ adolescenza. Lei indaffarata a voce alta richiama i figli all’ordine...“Mentre li regazzini giocheno in cucina me so svejato che me sento male...E poi c’è sta moje è un po’nervosa io lo capisco quattro fiji so tanti però s’amamo sempre come amanti pure se litigamo pè quarcosa...”

Il libro scorre in un’alternanza di ricordi che diventano presente, e di ricollegamenti con gli  anni che si stavano descrivendo, momentaneamente interrotti dai ricordi. Si tratta di uno scritto denso di fatti allegri, racconti di amicizie (ci si aiutava molto un tempo), e di descrizioni serio-comiche dei clienti più famosi (il Principe Borghese, il Principe Orsini) .

Il racconto sfuma con la perdita della propria famiglia di origine, delicatissime descrizioni di stati d’animo che giustificano la fine delle pagine di un libro, nato per raccontare e avere il tempo di ricordare, perché lo spazio dei ricordi inizia con la mancanza delle persone. L’ironia e la gioia di vivere, la dedizione verso il lavoro, offuscano i momenti malinconici dello scritto, perché  dalla vita ci si riprende sempre se si è tenaci..e felici.

Lo stile del libro è colloquiale e al tempo stesso profondo. La narrazione è uno spazio interiore che diventa dialogo col lettore, come se l’autore, seduto al tavolo della famosa trattoria: “Sora Lella”parlasse a un amico di vecchia data, facendolo trattenere ancora un poco, che di cose da dire della sua esistenza, genuina e ricca, ce ne son tante.

Piena di sentimento è la scelta del titolo del libro...richiama l’unica amicizia avuta da  Aldo (chiamiamolo Amleto) durante il periodo difficile della separazione dei genitori. E’ l’amicizia con un albero di fico, che vicino alla trattoria aperta dal padre, gli permette, dall’alto, tra i suoi rami frondosi i cui frutti sono spesso la sua merenda,  di osservare l’orizzonte e coltivare la speranza di tornare dall’amata mamma, che non ha mezzi economici per mantenere i figli,  mentre il padre si è allontanato con la nuova, temporanea, compagna. Si sa che poi gli uomini dalla moglie ritornano sempre! Sora Lella col suo amore lo ha sempre creduto, a ragion veduta.

Le ricette di cucina descritte, frutto di abilità e lunga esperienza, partono da ingredienti comuni per formare piatti elaborati, che hanno un  sapore, si descrive, e aggiungo per esperienza personale, squisito.

Andando fuori la Trattoria “La Sora Lella”, osservando la sua foto sui vetri delle finestre del celebre locale, la si vorrebbe quasi salutare, la nonna la madre di tutti, uno spaccato di storia, e il libro che la rievoca insieme a tutti i suoi familiari, ce la fa diventare amica, accorcia le distanze. Da diversi giorni, dopo aver  terminato la lettura, sento la sua mancanza...e la vorrei chiamare a gran voce come nei film di Verdone che l’hanno resa famosa: “Nonna, nonna!”.



recensito da:
Sara Amato.

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NOTA: il volume di cui articolo, non è rintracciabile per ora fisicamente.
Potrete comunque richiederlo contattando direttamente il sig. Trabalza al ristorante:
"Da La Sora Lella".

Nel programma:"Sotto al lume" della Start Radio, l'attore Francesco Falabella leggerà alcune selezioni dell'opera.