All’età di 60 anni, il celebre autore, drammaturgo e poeta francese Victor Hugo, pubblica quello che sarà uno tra i pilastri della sua produzione: “I Miserabili”.
Un’opera in pieno romanticismo (1862), che ha di suo una chiave di lettura dove si percepisce la necessità di soffermarsi su dettagli di divise militari in guerra, sui colori della pelle, dettagli e minuzie per molti paragrafi.
Il desiderio di far rivivere come in un moderno ralenty, la storia, bevendo a piccoli sorsi la polvere dei campi di battaglia, i dettagli di luce riflessa, dilatando il tempo spesso e la narrazione. Una maniera di scrivere “nuova” per il lettore contemporaneo, ma di sicuro interesse.
Questi paragrafi, sono i dettagli, delle sottolineature storiche all’autore molto care; il romanzo è ambientato nell’immediata post rivoluzione francese (1815), all’avvento del primo Bonaparte, personaggio a lui in quel suo tempo attuale per certi versi dissacrato ed odiato (nella discendenza). Infatti, “in quel suo” 1852, una volta divenuto Imperatore della Francia, delude lo stesso autore (in principio suo sostenitore), delegittimando un terzo dei votanti, ristringendo così quella “idea liberale” con la quale si presentò al popolo francese.
C’è da aggiungere -  ed è importante per poter avere una traccia sulla stesura -  l’attivismo politico di Victor Hugo, come quello a sostegno di una repressione culturale ed economica che vedeva le prostitute vittime.
Così, il personaggio di Fantine nell’opera che adesso andremo a dettagliare il più possibile,  fa parte di questa fitta maglia di eventi storici e di vite, ognuna protagonista assoluta nel proprio mondo.
(qui in alto, e a fondo pagina, alcune scene tratte dalla versione cinematografica del 1998, diretto da Bille August, con
Liam Neeson, Uma Thurman e Geoffrey Rush
)
"I Miserabili"
di Victor Hugo

Partiamo subito (per i pochi che non l'avessero ancora letto), affermando  che per me, il cuore dell’opera sta nella Redenzione; il Riscatto ( entrambi volutamente scritti in lettera maiuscola).
La “miseria” di cui parla l’autore infatti, è la difficoltà che hanno i personaggi ad evolversi da un tempo che li vuole schiavi ed aguzzini. Personaggi di un “tempo oggettivo” difficile economicamente, al tiepido calore della brace rivoluzionaria del 1789 che alla fine, portò povertà, disillusione ed impreparazione nel sostenere un rovesciamento monarchico.
Trovo che il primo personaggio in ordine di apparizione, sia anche quello fondamentale di tutta l’opera; quella da cui scorrerà l’acqua benedetta che rinfrescherà il fiato e l’arsure d’animo di un galeotto, Jean Valjen.
Il vescovo Myriel.
È la figura di un uomo saggio, anziano, vescovo di una piccola località francese, Digne, dove all’improvviso un galeotto si presenta per chiedere riparo.
La miseratezza di Jean Valjean, sta nell’essersi indurito per l’ingiustizia con la quale fu giudicato per il furto di un pezzo di pane con il carcere feroce e cupo.
L’abitudine “al male” di questo protagonista, si palesa quando pensa di trafugare l’argenteria della casa del vescovo. Atto che lo porterà a venir arrestato per la strada, e riportato al cospetto del vescovo.

E qui sta la magia e la bellezza di quest’ uomo; ai gendarmi non mostra alcun accenno di delusione nei confronti di un essere umano profondamente “accartocciato” in sé stesso e fortemente amareggiato per quel suo “essere diventato”. Tremante.
-“mancano i candelieri d’argento”- affermò con decisione il vescovo davanti ai gendarmi; li prese e li mise nella sacca con il resto della refurtiva.
Caduta l’accusa di furto per la legge, a questo evento inatteso, Myriel, immagino con occhio lucido aggiunge al salvato:” Jean Valjean, fratello mio, voi non appartenete più al male, ma al bene. È la vostra anima che ho comprato…”.
Devo dire che al rileggere questi passi, mi commuovo.

La Redenzione, Rigenerazione di un uomo, si è compiuta.
Da quel giorno, il nostro protagonista, imparerà a seguire un percorso di umiltà e di aiuto verso il prossimo. Valorizzando se stesso, con lo studio, scollandosi così da quella sua “natura e destino” di povertà ed analfabetismo.
La forza che lo vorrà respingere e riportare in quell’abisso, negandogli la verità di quel cambiamento, è l’ispettore Javert.
Un uomo viscido, duro, che gode del suo potere pensando di perseguire una (personale) linea netta di giustizia.
Lo inseguirà, ricordandosi di quel galeotto forzuto. Lo vorrà riportare nelle Tenebre, perché è a quel mondo che appartiene.
Un rincorrersi di una decina di anni, che vedrà altri personaggi nel mezzo, quali Fantine, una prostituta che cerca riscatto lavorando nella fabbrica di un sotto mentite spoglie Jean Valjean. Una donna alla quale non viene in principio data l’opportunità di cambiare e di salvarsi. Riesce però ad incontrare la benevolenza del protagonista che decide di aiutarla nella malattia, andando successivamente di persona a recuperare la figlia, Cosette, dalle grinfie di una coppia di loschi figuri (volutamente “miserabili”), i coniugi  Thénardier.
Valjean si trova con una bambina al fianco, adottandola a seguito della morte della madre Fantine, scappando, nascondendosi e vivendo di nascosto e “sottotraccia” presso il monastero alle porte di Parigi, potendo contare sull’appoggio di Fauchelevant, un vecchio salvato tempo addietro da un brutto incidente da Valjean, e che lo fa passare come fratello.
Quello che accade dopo, è il terzo tentativo del protagonista di ricostruirsi una vita “normale”, allontanandosi al momento dell’età più matura della figlia Cosette, in una casa, in disparte.
Le figure ed i profili si susseguono, ognuno con una propria storia, identità e spessore.
Con l’insurrezione repubblicana di Parigi del giugno 1832, si svolgono le ultime vicende del romanzo, che, naturalmente, non vi svelerò.

Vi invito ad acquistarlo o a prenderlo in qualche biblioteca, perché “I Miserabili”, generalmente suddiviso in due tomi, è un romanzo che spalanca l’anima, perché alla fine, è della redenzione quello di cui tutti abbiamo intimamente bisogno.
Qui al lato, il trailer di quella che reputo essere la migliore trasposizione del romanzo.

(recensito da: Christos)
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