GABRIELLA
Gabriella Ferri
(BMG/RCA)

Nel 1981, la cantautrice Gabriella Ferri, decide di dimostrare che anche un’artista famosa per il suo repertorio “folk”, amatissima con le sue presenze nel palinsesto televisivo con programmi di altissimo gradimento, può cambiare rotta, divertendosi con un repertorio assai diverso da quello che tutti conosciamo per la maggiore, mantenendo comunque un equilibrio nella scelta di alcuni strumenti più legati alla tradizione popolare (mandolino, fisarmonica, banjo), ad altri con un graffio più deciso quali chitarra elettrica, sax, basso e sintetizzatori).
Così, il maestro Piero Pintucci, (qui anche produttore di tutto il lavoro) delinea e compone un contesto musicale adatto a questo desiderio di cambiamento.
Ed anche la lista degli autori che si intervallano nella scaletta dei brani, è una velina rivelatrice; tra questi Paolo Conte (presentissimo in molte canzoni), Bruno Lauzi, Riccardo Cocciante.
Mentre il collegamento alle radici popolari, è affidato al brano “Canzone”, ultimo nella scaletta, con  il già citato Pintucci ed il maestro Mario Castellacci, commediografo, autore televisivo nonché del cavallo di battaglia della nostra Gabriella con il pezzo “Sempre”.

Detto questo, e presentato il quadro d’insieme nel quale si colloca questo capolavoro, forse il più originale della produzione della nostra artista romana, andrei a dettagliare le tracce, invitandovi all’acquisto di questa perla preziosa, ancora abbastanza facilmente reperibile nei negozi fisici ed online.

L’atmosfera si palesa fin da subito non la scelta di sonorità molto vicine a quell’ambiente stilistico molto caro alla Ferri, che è l’avanspettacolo, il varietà.
“Vamp”, è il racconto in seconda persona composto da Paolo Conte, di un’America lontana, e di questa protagonista che si sdoppia nel linguaggio con l’interprete, permettendo di potersi raccontare in prima persona, in questa “marcetta”, forse “rassicurante” considerando il primo assaggio di questo disco, che - come mi piace ripetere - è una preziosa anomalia del suo repertorio.
Così, Paolo Conte la prende per mano, componendole il pezzo a seguire: “Sola contro un record”.
La canzone, è una delicata “ammissione di colpevolezza”, per un amore lasciato andare, percorrendolo in una sorta di amnesia affettiva.

Da questa ballata, si passa ad una “canzone”  -  sottolineandone il virgolettato - in quanto assai sperimentale e totalmente d’impatto teatrale.
“Non piangere”, è una marcetta dal sapore circense, che nel testo ha solo la ripetizione del titolo, concludendo in una lunga coda di risate. Stupefacente la capacità di questa artista fortemente legata alle dinamiche e conoscenza di un palco. Chiunque, qualsiasi “cantante pop” scivolerebbe nel ridicolo al solo tentativo di reinterpretarla, perché i colori degli artisti sono unici e spesso ben definiti. E Gabriella Ferri, ha sempre avuto questo appeal molto personale ed unico.
Così, a passo spedito, entriamo nel centro di questo lavoro, con due pezzi firmati dal duo Bruno Lauzi e Riccardo Cocciante: “La libertà” e “Fantasia”.
Il primo è un pezzo molto fluido, con sonorità molto tipiche dei primi anni ’80. Molto godibile.

Ma è in “Fantasia” che Gabriella scocca la sua freccia fatale al cuore!
Chitarre elettriche pizzicate ed un basso che avanza, anticipano un’atmosfera vellutata ed altamente introspettiva.
Un testo che nel suo andare felino, si palesa con immagini e racconti frammentati, apparentemente confusi ed intensi, come sotto l’influenza di una sbornia, sfumata con uno sguardo lascivo ed un’interpretazione che ha molto d’erotico.
Paolo Conte, riporta la nostra artista, in questo disco completamente vestita da interprete, nel mondo del varietà, attraverso un mood musicale lento e cadenzato. “Non ridere” (apparentemente contraltare del precedente “Non piangere”?), vorrebbe riconsegnare, attraverso una riconoscibile serie di immagini evocative e di chiara “ispirazione ferriana”, l’artista al pubblico, ma solo per permettere un migliore passaggio attraverso la canzone successiva, affidata a Bruno Lauzi, assolutamente introspettiva e segreta: “La mia vita”.
Ed il viaggio, in questo percorso emotivo assolutamente da fare più volte nella propria vita, si  delinea attraverso un intro di fisarmonica.
Una breve pausa e poi… “zun tararatta zun”, confermando l’attitudine duttile e prettamente fisica di Gabriella Ferri.
Così, le viene confezionato un testo in romanesco, aperta, con punteggi di cori (uniche presenze in tutto il disco). “Canzone” è il finale classico di uno spettacolo di avanspettacolo, con tanto di tutti gli artisti intervenuti, idealmente sullo stesso palco, in un unico coro, colorato e grato di una serata passata insieme ad un pubblico appassionato e curioso.
Sarà stato alla fine questo disco tutto uno scherzo allora?
Chissà… ma in questi colori, il sipario lentamente si chiude, e lascia forti tracce ed odori di una grandissima artista. Unica ed irripetibile, come è sano e giusto siano tutti i veri artisti.
Un disco credibile, fin dalla copertina: un primo piano sapientemente sfumato, nel mezzo di una cuffia di paillettes dorati e di una più intima sciarpa di lana.
(Christos)
clicca sulla copertina del disco qui al lato,
per poter ascoltare alcune tracce del  lavoro:
"GABRIELLA".
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