Nel 1982 Roald Dahl pubblica il suo libro: “GGG” “Il Grande Gigante Gentile”, nello stesso anno in cui esce nei cinema il capolavoro di Spielberg: “ET”. E’a partire da questo periodo che la sceneggiatrice del film di enorme successo Melissa Mathison, già infatuata del suo ET, viene attirata dal contenuto di GGG .Vari  anni più tardi, nel 2016, lei scrive il testo, un riadattamento del romanzo di Dahl, per la realizzazione di questa pellicola. La regia di “Il Grande Gigante Gentile” è di Steven Spielberg, maestro del cinema fantasy, produce e distribuisce la Walt Disney. Il film è interpretato da Ruby Barnhill, Mark Rylance, Penelope Wilton e Bill Hader. La pellicola esce nelle sale, in esclusiva italiana, dal 30 dicembre 2016.

Nella trasposizione dal libro originario al film, Mathison (la sceneggiatrice), afferma: “...I capitoli sono caratterizzati da un andamento episodico. Il racconto non era così lineare, quindi avevamo l'esigenza di creare una narrazione".

Per realizzare una narrazione cinematografica la Mathison adotta un approccio personale nei confronti del testo e si concentra sul rapporto tra i due protagonisti: la battagliera orfanella e il gigante dall’eloquio caotico (la sua lingua è il Gobblefunk, una rielaborazione lessicale con un uso limitato di termini grotteschi,storpiati,più volte ripetuti e ben espressi dall’attore, perché siano comprensibili).

Il protagonista Mark Rylance (candidato all’Oscar ne: “Il ponte delle spie”diretto da Spielberg) viene scelto dal regista per la sua grande capacità di calarsi nelle parti che interpreta, e per i suoi occhi dolci, uno sguardo che appartiene all’universo  positivo della fiaba. L’attrice protagonista Ruby Barnhill (a cui viene dato il ruolo di Sophie) viene scelta dopo varie audizioni, per un innato talento, il fascino e la capacità di trasformare i particolari tecnici forniti da Spielberg in interpretazioni spontanee e fantasiose. Oltretutto la sintonia tra i due attori (nel film il Gigante e la bambina) è immediata.

Il volto che interpreta il Grande Gigante Gentile, viene reso avvizzito e in parte trasformato con le tecniche cinematografiche del performance capture. Il performance capture è una tecnica che consente di catturare le espressioni facciali e i movimenti di attori reali per applicarli ad un personaggio virtuale.

“GGG” viene girato con tecnica mista: alternanza di live action (azione dal vivo) e performance capture, per dar vita a personaggi fantastici nella storia, su set reali costruiti appositamente per il film. Nelle scene in cui sono presenti i giganti, per catturare la loro magia è necessario animarli sulla base della loro performance, in modo che l'animazione sia super-fotorealistica". Per aiutare i nove attori a calarsi nella parte di una tribù disordinata ma coesa, i produttori ingaggiano come coreografo Terry Notary, ex artista del Cirque du Soleil. Si tratta di giganti enormi e si suppone che si muovano diversamente dal normale, pertanto Notary fornisce un sistema di pesi e cavi elastici, per costruire la forza e la flessibilità degli attori e farli sentire pesanti e ancorati al suolo, in modo da scandire i loro movimenti in uno spazio denso.

La performance viene filmata con tecnologia performance-capture, cosicché successivamente, in fase di produzione, si possa passare alla creazione digitale.

Viene utilizzata anche la tecnica di ripresa Simulcam, idea utilizzata per la prima volta dal regista James Cameron in “Avatar”. Il tipo di ripresa in questione consente di sovrapporre un ambiente di ripresa virtuale alle riprese dal vivo. Si può preregistrare una scena e poi riprodurla su un monitor, in modo che gli operatori possano vedere direttamente gli elementi virtuali in tempo reale durante le riprese di live-action. In questo modo una scena si può guidare in base a ciò che accade nel mondo virtuale.

Gli scenografi Rick Carter e Rob Stromberg (hanno vinto l'Oscar per la migliore scenografia con il film ”Avatar” )mettono insieme tre mondi diversi per creature di tre dimensioni differenti, in alcuni casi riproducendo i set in triplice copia.

Un set per i giganti malvagi del film, alti 15 metri, uno per il GGG alto poco più di 7 metri ed un set enorme con materiale scenico fuori misura per far sembrare Sophie ancora più piccina. Il set ha un’importanza fondamentale nel film, gli attori infatti si devono sentire a loro agio nell’interpretare il personaggio, potersi calare nella loro parte.

Secondo il produttore esecutivo Kathleen Kennedy, i set trasmettono un senso di immutabilità, decisamente in sintonia con la storia originale di Roald Dahl. "Si può riconoscere l'angolo di una strada o un edificio o si può notare uno stile architettonico che ci sembra familiare, ma non si riesce a identificarlo con precisione e questo ci consente di rifugiarci in questo mondo fiabesco". Ad aggiungere magia al set ci sono i giochi di luci ed ombre. L’ombra è un elemento importante, senza di lei la fiaba perde il suo senso che è quello di riscatto emotivo dalla solitudine del Grande Gigante Gentile e di Sophie, superata attraverso la loro successiva profonda e tenera amicizia. Il loro incontro avviene  in una notte surreale e in un’atmosfera sospesa della città di Londra: una grande mano entra dalla finestra di un orfanatrofio  e prende Sophie...la mano del Gigante ci fa ripensare a quella di ET,  perché entrambe cercano un contatto con l’infanzia, il famoso extraterrestre tende l’indice verso le mani dei bambini, lo stesso indice che punta verso il  cielo per indicare la strada di ritorno verso casa.

La costumista Joanna Johnston (Oscar ai migliori costumi per il film:"Lincoln") lavora con manichini di due metri modellati sui giganti, e cerca di disegnare e integrare i costumi con i personaggi. Anche se i giganti vengono poi creati in digitale, la Johnston ispira con le sue creazioni la performance degli attori e offre agli animatori un modello concreto e preciso da seguire.

Ogni costume di scena viene ideato con una grande attenzione per i dettagli. Il guardaroba della Regina di Inghilterra per esempio (a un certo punto del film si ricorre all’aiuto dell’eminente personaggio), interpretata da Penelope Wilton, è fornito di collane, diademi e orecchini un po’più vistosi di quelli della vita reale, questo avviene perchè la Johnston vuole creare un ponte tra il mondo della fantasia e quello della realtà. I guanti e la borsa che porta la Wilton sono invece molto verosimili, vengono fatti appositamente dal guantaio e dal borsaio della Regina.

Il film è accompagnato da una colonna sonora che scandisce tempi e stati d’animo. John Williams ancora una volta regala al suo partner artistico prediletto (Spielberg) la sua arte. Il compositore ottantaquattrenne dimostra la speciale sintonia con il regista e cattura l’essenza del film, il suo spirito sotteso, trasformandosi nell’anima più autentica del racconto. Si alternano toni da balletto a momenti quasi “musical”, passando per la forma della fiaba musicale, le melodie accompagnano narrazione e personaggi.

Spielberg ci incanta, nella sua vita privata è stato padre ai tempi di ET, è nonno oggi...ripropone quindi in maniera sentita i temi delle favole lette prima del sonno, attraversa con sensibilità il mondo dell’infanzia e ci insegna che è da questa fase della vita che cerchiamo  di trovare un riscatto...una risposta, un’indicazione per uscire dal tunnel buio di questi tempi, e speriamo come nelle favole che il buio possa essere il passaggio necessario per  dare un senso alla storia contemporanea, per stimolare infine una rinascita.



Sara Amato.

“IL GRANDE GIGANTE GENTILE (GGG)”: UNA SAPIENTE MESCOLANZA DI FAVOLA E REALTA’
(il nuovo film di Spielberg tra magici effetti speciali.)

PRODUZIONE: Amblin Entertainment, DreamWorks SKG, Reliance Entertainment
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