clicca sulla copertina del disco qui sopra,
per poter ascoltare il  lavoro:
"A SINGLE WOMAN".

A SINGLE WOMAN
Nina Simone
(Elektra Records)

Questo è stato l’ultimo disco di inediti datato 1993 della grandissima Nina Simone, ripubblicato dalla Elektra Records.
Perché - probabilmente mi domanderete - riproporre un lavoro di ben 26 anni?
Perché, oltre all’opera di estrema lungimiranza dell’etichetta (spesso molti capolavori vengono semplicemente ritirati dalla vendita), ed alla sezione di ben 7 brani non inclusi originariamente nell’LP, questo è un testamento, anche un po’ arrabbiato dell’artista, nel quale sottolinea il non voler venir ricordata per la sola “my baby just care for me”, riproposta negli ‘80s a seguito di uno spot pubblicitario.
Ed in effetti, qui si diverte a scimmiottarlo (croce e delizia?) nel brano “I’m gonna sit right down and write myself a letter” , con una verve ed una apparente noncuranza della signora che ha rivoluzionato la maniera di esprimere in maniera “dissonante” nel panorama blues e soul dei 60s.
Partendo quindi “dal fondo”, dalla seconda sezione di brani del cd, si evidenziano l’interessantissima e di gran effetto “Sign ‘O the Times” del repertorio di Prince, e “The long and winding road” del repertorio dei Beatles.
Una particolare menzione a “No Woman no cry”, divertita con un mugolio basso tra una frase e l’altra del ritornello.
Dal lato “ufficiale” del disco, abbiamo una serie di brani bellissimi, da brivido, da farti rizzare i peli e lasciarteli incarnire vita natural durante.
A single woman” è il racconto della sua storia, e chi ha avuto l’opportunità di leggersi la biografia “Nina Simone - una vita” a cura di David Brun Lambert sa a cosa mi riferisca).
Una seppur lineare “If I should lose you” però, non delude affatto, perché la capacità dialogante e vibrante della Simone è tra le più strane, dirette e rare nel panorama musicale di tutti i tempi.
Al suo amico scomparso Errol Barrow, scrive e dedica la bellissima “The folks who live on the hill” , alla quale segue l’aperta e frizzante “ love’s been good to me”.
Ma i punti focali che a mio parere sono da considerarsi “rossi e pulsanti” di questo intero lavoro, sono le meravigliose:” papa, can you hear me? ” e “Just say I love him” , l’ultimo con un vago ricordo (o richiamo?) alla strafamosa e partenopea “Dicitencello Vuje”.
Un lavoro da non perder per una visione di un’artista unica, difficile, complicata, geniale… vista anche la disponibilità - che purtroppo immagino limitata - di stampa dell’Elektra.
(Christos)
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