clicca sulla copertina del disco qui sopra,
per poter ascoltare il  lavoro:
"REVOLUTION BALLROOM".

REVOLUTION BALLROOM
Nina Hagen
(
Warner Chappell Music)

SPOILER!!!! Il lavoro di cui recensione, lo potrete trovare solo su e-bay. È fuori catalogo!
E perché parlarvene allora, se non è semplice reperirlo?
Perché è un lavoro molto divertente di un’artista che del divertimento e della maschera ha fatto un’icona credibile, ancora oggi a 60 anni suonati.
“Revolution ballroom” (addì 1993), è tra i suoi più forti e riusciti album, innescando al rock più puro, sonorità folk americane ed Hindi.
So bad”, ha di suo anche il video promo molto efficiente ed intenso. Una provocazione di immagini e di addictions che ha come culmine la presenza dell’artista quasi come fosse una dea, in un contesto di fiori, di azzurri e di una non molto educanda vestizione lether
Revolution ballroom è in questo contesto, mix di pop rock con finale di cori a richiamo di mantra Hindi.
Right on time, colpisce in quanto di fortissima impressione folk americana, e vista la nazionalità della Hagen (Germania), non risulta affatto “sovrapponibile” ma assolutamente credibile in questo abito.
E poi, la ricchezza di colori nella voce dell’interprete, le può permettere di inserirsi in ambienti anche meno “consoni” al suo percorso artistico e personaggio. Ma vogliamo parlare anche della “svolta” swing e jazz del 2003 con l’album “ Big band explosion” ed alle sonorità “liberty” degli anni ’30 e ’40 con  “Irgendwo auf der welt” del 2006??
Insomma; qui parliamo di un camaleonte! Di una grandissima artista e personaggio!
Pollution pirates è un inno al divertimento, sia nell’abito dell’arrangiamento, che nella consona e particolarissima interpretazione. Un gioco. Elettronico. Stravagante. A tratti kitsch… esattamente nel pieno “ruolo” della Hagen.
King of hearts è una ballata pop. Lucida ed onesta. L’amore è una delicatissima composizione in una (quasi) lingua italiana, con un preziosissimo contesto di chitarre, bassi, snaker e sitar.  Una bellissima canzone che si apre come fosse un loto nella seconda parte, con la ritmica e chitarra elettrica.
Pillow talk è una cover del repertorio di Doris Day. Volutamente rielaborata in chiave tragicomica in una quasi grottesca (in maniera simpatica) versione giocosamente dance. Favolosa!!!
Luccicante, funky e travolgente, Berlin è un inno ad una città tanto amata dalla protagonista e tanto cambiata in quei brevissimi anni. Fulcro di energie propositive, moderna. Un inno gridato nel ritornello e volutamente di impatto tra fumi e scosse di pura energia.
La scaletta del disco ci porta ad una cover sublime del repertorio di Mahalia Jackson: “I’m gonna live the life” tralasciando l’impronta gospel, e rivestendolo di un folk americano per nulla scontato e molto curioso… contando sempre su quelle corde vocali spesse e profonde che la Hagen possiede e regala con generosità in suoni e vibrazioni unici.
Gipsy love è un rap composto di più piste voce sovrapposte nelle strofe, ma non gode di una particolare apertura nel ritornello. È più che altro (forse) un esperimento psichedelico nel gioco delle voci, con un ritmo incalzante di fondo.
Ed eccoci al finale, con un titolo che copio direttamente dal web, in quanto complicato non soltanto al pronunciarlo, ma anche a digitarlo. Omhaidakhandi è un “consueto” omaggio che l’artista offre all’ambiente hindi, un tempo a lei molto caro.
È una mantra ritmato, pensato come un coro, una sorta di “gospel” a suon di curry e cardamomo, quasi fosse una filastrocca. Parte del colore che l’artista nata pop, poi naturalizzata punk, poi rock e jazz, continua a regalarci, segno di profondità di vita assimilata, vissuta e donata con quella generosità che solo i grandi artisti possono e sanno regalare.
Grazie Nina!!
Christos.
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